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domenica 4 dicembre 2011

Prodi, non accettare regali dai culoni sconosciuti



Caro Romano Prodi. Si è capito che a te l'Angela Merkel non sta per niente simpatica.
Giovedì a Bologna hai detto che il Cancelliere tedesco "non cambia linea di una virgola, non vuole alcuna forma di collaborazione"; inoltre ha una "durezza e irragionevolezza straordinaria". Il giorno dopo, a Firenze, hai chiarito ancora meglio il concetto, mentre parlavi del vertice bilaterale Germania e Francia che si terrà domani: "chi comanda è uno solo e, come nelle buone famiglie, comanda sempre la signora".

Ben altri tempi - 5 gennaio 2008 - quando andavi fiero a mostrare in casa tua il regalo che Angela ti aveva fatto per Natale: un bellissimo presepio in legno, a forma di giostra, che gira con il calore delle candele.



Ora c'è da chiedersi: che fine ha fatto il presepio di quella "kulona inkiavabile"? Soffitta? O legna per il camino? E in questo Natale lo rispolveri oppure lo baratti in cambio di qualche Pfennig?



domenica 13 novembre 2011

"V" per vergogna


La notizia non è nuova ma deve far riflettere in queste ore in cui si vede in piazza un po' di tutto e un po' tutti. La maschera di Guy Fawkes, il soldato britannico che nel 1600 cospirò contro il re Giacomo I, è una fregatura per il popolo degli indignati. Non è una fregatura invece per la Time Warner Inc. che possiede i diritti di questa immagine.

Secondo le stime di IL (mensile de Il Sole 24 Ore), la multinazionale, in questi tempi di protesta, ha già guadagnato 28 milioni di dollari, visto che per ogni maschera venduta (100mila negli ultimi mesi) si paga una tassa.

Lo spiega bene anche questo servizio di Sky Tg24.

I casi sono tre:
1. O si compra su Ebay, ma anche in questo caso si paga pegno
2. O la si costruisce a casa, e su questo sito spiegano bene come fare, con tanto di file zippato
3. O si cambia simbolo della protesta (e se volete, potete usare la foto con la mia faccia... io non faccio pagare i diritti).

sabato 12 novembre 2011

Con Pippo sui tetti





E così si scopre che il blog di Occupiamo l'Emilia delle Officine Tolau lo visita qualcuno. Era la mia prima intervista... tra le nuvole... del Palazzo Europa. Bravo Pippo Civati e bravo Maurizio Crozza.


Puff puff... magnammc' occupy



Brrurrrrrgrrrraaaaaaaaaabrrrreeeeeeeeeegnnniiiiiiiiciufffffffff
sbbaaaaaaaawwrrrrroooooonnnnnggggggggehhhhhhbrrrrrrruuuu....

Ci sono tanti suoni onomatopeici per descrivere l'11/11/11 bolognese. Uso questo perché è stato quello più ricorrente ieri pomeriggio a Bologna, nelle tre (dico 3) manifestazioni che studentelli, anarchicucci, okkupatelli e politicini (c'erano un po' tutti, forse mancavano gli indignados... sniff!) hanno organizzato dalle 16 alle 20 circa. E' il rumore del generatore di corrente, quello utilizzato dal Tpo (centro sociale del capoluogo) per alimentare le casse che diffondevano musica e il gracchiare di qualche slogan ai cortei, lo stesso suono che si sente alle sagre di paese vicino alle bancarelle del croccante e dello zucchero filato.

Sugli slogan non ne parliamo. Se dal 15 ottobre all'11 novembre non siamo riusciti ad aggiornare il repertorio ("Noi la crisi non la paghiamo", "Default default default default default, entro in banca e son felice se non pago il debito"...) vuol dire che c'è qualche problema.
Tra "V" di Vendetta e palloncini contro il "people mover" (ecco, per quelli che non abitano di fianco alla stazione dei treni di Bologna e non hanno mai sentito parlare di questo progettino sintesi dell'illuminismo socio-politico locale qui c'è una sintesi) gli unici cartelli nuovi di zecca che hanno sfilato per le vie del centro sono 2. Il primo - rubato a Napoli - è "Magnammc' o padron"; il secondo - rubato a Roma - è "Meglio un giorno da Er Pelliccia che 100 da infami".
E le azioni di protesta? Beh, simpatiche quelle del "pappone" in Suv davanti all'Hotel Baglioni in via Indipendenza che prima di salire a bordo diceva tra sé e sé: "Che minkia è 'sta statua a forma di madonna..." e quella degli indignati automobilisti o autisti di bus: "Andate a lavorare, barboni".


Altra scenetta al centro della mobilitazione "internazionale" quella di tre ragazzi travestiti da porno-banchieri che s'inculano la vetrina di una banca: la finanza trema! (A dir la verità i manifestanti hanno anche occupato un ex cinema - Arlecchino - e pare, dico pare, che neanche il sindaco sapesse dell'esistenza di queste due stanze accanto a San Petronio).

Ecco, infine, i dialoghi del giorno.
Sbirri: "Che palle, ancora 'sti morti di fame a rompere davanti alla Banca d'Italia".
Manifestanti: "Che palle, ancora 'sti infami che non vogliono farci entrare alla banca d'Italia".
Giornalisti: "Che palle, ancora qua a stare dietro a 'sti ragazzini e a 'sti ragazzotti".

E vai con la musica: Brrurrrrrgrrrraaaaaaaaaabrrrreeeeeeeeeegnnniiiiiiiiciufffffffff
sbbaaaaaaaawwrrrrroooooonnnnnggggggggehhhhhhbrrrrrrruuuu....








venerdì 28 ottobre 2011

Sig... et sigh.


Coriano (Rimini) 29 ottobre 2011
"Senza la diretta della Rai"




giovedì 27 ottobre 2011

Sic... et simpliciter



Marco Simoncelli è un disordinato.
Io non lo conosco, ma a guardarlo in faccia per un giorno intero e stare assieme alla gente che "lo frequenta" mi ha aiutato a farmi questa opinione di lui.
Sì, un disordinato, uno di quelli che si dimentica dell'interrogazione a scuola il mercoledì e si mette a studiare il martedì notte; uno che fa un gran casino attorno a sé, tanto da confondere tutti quelli che gli stanno intorno, ma senza mai perdere di vista la propria rotta; uno di quelli che fissa due appuntamenti alla volta - per sbaglio! - e poi trova il modo di non essere assente a nessuno dei due... uno di quelli che butta la bicicletta a caso e poi si dimentica pure dove l'ha lasciata.


Il "Sic" non vuole starsene ingabbiato in un paesino della Romagna, ha voglia di uscire, di ampliare gli orizzonti... per questo ha trovato un mestiere che gli permette di uscire e di cambiare tutte le volte: una volta a Misano e l'altra in Qatar, un giorno a Indianapolis e la settimana successiva in Australia. Il fatto è che in tutte queste "fughe" lui si vuole portare con sé tutti i diecimila amici del suo Coriano, della sua Rimini. Che bello! E' uno di quelli che crea una metropoli in un metro quadro di terra!

Forse sarebbe più preciso dire che è un "pazzo disordinato", un "pazzo ottimista". Uno di quelli che tiene aperto il gas fino alla fine. Fino alla fine del rettilineo, della curva, dell'interrogazione a scuola, della storia d'amore, della cena con amici, della gita al mare. Fino alla fine.

Marco è uno dei quegli stronzi che è capace di mettere in difficoltà anche Dio. Uno che compromette pure il purgatorio (citazione, l'ho imparata oggi). Uno che sta a tavola con tutti. Uno che porta in piazza per il suo funerale i motociclisti che non si lavano da una settimana e i bambini di catechismo, uno che mobilita il vescovo e la croce rossa, uno che mette in fila i ragazzini con l'Iphone e i vecchi con l'ombrello. Uno che alla fine trova un modo per mettere tutti d'accordo e alla sua festa di compleanno (domani) fa arrivare tutti i piloti che di solito si odiano, i calciatori che non sanno neanche andare in bicicletta, i cantanti che barcollano e quelli che annunciano il più grande spettacolo dopo il Big Bang.

Ecco chi sei: un indignato! Uno che si fa lievitare i boccoli in testa e si diverte un casino a sentire le cazzate che gli dicono dietro. Uno che si presenta l'ultimo giorno in jeans e maglietta a maniche lunghe, porta due moto, perché una non gli basta, e fa piovere tutto il giorno.

Grande Sic... et simpliciter!
Segui davvero il consiglio di quello che con lo spray ti ha scritto "Ora vai, insegna agli angeli come s'impenna" e poi fagli la linguaccia. Ma ti prego, non chiamare alla tua festa nessun politico... perché in questa vita non c'entrano proprio niente.

martedì 25 ottobre 2011

Rimetti a noi i nostri debiti

Il nuovo film a cui sto lavorando con le Officine Tolau, sugli Indignados.

venerdì 21 ottobre 2011

pubblicità ingannevole



Da agosto 2011 alla stazione di Bologna due potenti "lobby" stanno togliendo spazio e idee. Si tratta della Compagnia delle Opere e del Partito Socialista. Che da allora continuano a proporre il Meeting di Cl (concluso a fine agosto) e la festa nazionale del partito (conclusa i primi di settembre).
Il tutto con la complicità dell'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato.
Occorre fare qualcosa. Al più presto.



giovedì 20 ottobre 2011

Avere in casa due indignados... non ha prezzo





Due "Tolaui" mentre finiscono il pre-trailer dell'ultimo documentario sugli "indignati" italiani.


Gli indignados esteri sono molto più fichi degli italiani. Qui Berlin da CNN iReport.


W i giornalisti!

lunedì 17 ottobre 2011

Metti un tortellino dentro la fessura del bancomat


Qualcuno pensa che la vita sia come un bancomat: quando hai bisogno di qualcosa tiri fuori la tesserina, la inserisci nel buchetto e prelevi la cifra che ti serve... a volte 50 euro, a volte 100, a volte anche solo 25 euro oppure il costo di una ricarica. Invece sono convinto - dopo tre anni di "crisi economica e finanziaria" - che ad un certo punto si debba tornare ad usare gli assegni di una volta... che per compilarli ci mettevi 10 minuti e lì ti fermavi a riflettere sul "costo" di tante tue azioni.
Ecco, parte un po' alla lontana il mio racconto non-indignato di una manifestazione non-indignata, in un paese non-indignato amministrato da gente che dopo il 15 ottobre è sempre più contenta e sicura di sé. E grazie tante a tutti quelli che sono andati a Roma a manifestare pacificamente sabato scorso, convinti che anche la rivoluzione sia come un bancomat!!!

Nelle ultime ore non si fa altro che parlare dei disastri, del teppismo, dei violenti... questa può anche essere una lettura della giornata dell'indignazione. Ma secondo me lo "scandalo" più grave è quello che arriva dai pacifisti.

Degli incappucciati neri non voglio parlare. Loro sono merde, lo dimostra anche solo il fatto che non si sa come scrivere "black bloc" (con la "ck" finale o solo la "c"?!). A loro non puoi rivolgere pensieri e non puoi ostinarti a fargli cambiare comportamento, perché non possono farlo. Sono come le scimmie, gridano finché non gli dai una banana magari già sbucciata, oppure come i cani che se non li porti fuori a cagare fanno un gran casino in casa.
Lo sapevamo anche dieci anni fa che la violenza rovina tutto, che non si ottiene nulla a lanciare degli estintori contro una camionetta di un carabiniere. E mi fa tanto ridere (o piangere) vedere a passeggio Vittorio Agnoletto in piazza della Repubblica, pochi minuti prima della partenza del corteo... proprio lui che della manifestazione del G8 di Genova è stato uno dei promotori in quanto portavoce del Genoa Social Forum!!!
Queste manifestazioni sono come le canzoncine col ritornello facile facile, che ti torna sempre in mente perché si ripete in continuazione; sono come la giostra che gira: chi è sopra il cavallino la vede in un modo, chi è sopra la macchinina vede la stessa cosa ma con lo sguardo più basso, chi è sull'aereoplanino non vede niente di nuovo ma crede di essere da un'altra parte solo perché dondola di più.

Insomma qui bisogna rompere gli schemi. Senza aspettare che lo chieda o lo ordini qualche istituzione. Senza attendere il primo passo da qualcuno. Senza chiedere il conforto del "gruppo" o del "movimento" o del "partito". Il singolo, la persona, l'individuo, il soggetto. Quello che infila il bancomat nella fessura e aspetta i soldi dalla banca.

Quest'estate a Berlino gli hacker di tutto il mondo si sono riuniti e hanno inventato un modo per inviare un messaggio sulla luna, intercettare qualche satellite qua e là, raccogliere un po' di informazioni durante il "viaggio" di ritorno sulla terra. Possibile che non si trovi un modo per manifestare, per rompere, per "urlare" anche senza dare appuntamento a degli skiantati-ubriachi-ultrà?

In queste ore ho sentito tanti (troppi) commenti. Ho cominciato a fare un esercizio... di indignazioni e contraddizioni. L'elenco può essere infinito. Se ogni singolo decide di aggiungere un proprio pezzetto.

- Il Partito della Rifondazione Comunista (sì sì, ci sono ancora) al prossimo corteo può decidere di fare una cosa molto rivoluzionaria: evitare di vendere le birre ai manifestanti e regalare a tutti una caramella fritz all'arancia.
- Quelli del "No Tav" la prossima volta potrebbero lasciare a casa le maschere antigas (alla fine dell'intervista che ho fatto personalmente per un documentario che faccio assieme agli amici di Officine Tolau, una militante mi ha detto "ma non avete le maschere? guardate che oggi serviranno").
- Gli albergatori di Roma potrebbero per un giorno non far pagare ai turisti la tassa di soggiorno (3 o anche 4 euro) e regalare campioncini di doccia schiuma ai violenti B&B.
- Quelli del movimento "Pace subito", "Fate all'amore non fate la guerra", "Figli dei fiori sempre nei nostri cuori" ecc. potrebbero costruire (con le proprie mani) tanti piccoli specchietti da appiccicare a tutti i bancomat della città, così chi preleva (o chi spacca le vetrine delle banche con un martello) si può ben guardare in faccia.
- Quella dozzina di hare krishna che sabato mattina si sono messi a pregare in un angolo della VUOTA piazza san Giovanni, dovrebbero portare un po' della propria meditazione lungo il corteo del pomeriggio, la prossima volta.
- I "partigiani per sempre" che sono arrivati a Roma con il pullman, dovrebbero prendere da parte un migliaio di ragazzi e insegnare loro a fare i tortellini, così al prossimo raduno si possono cuocere in una grande pentola collocata in piazza e tutti si possono sfamare gratis.
- Chi sa dipingere, dovrebbe regalare un pennello ad uno studente e insieme a lui andare a cancellare qualche graffito per strada.
- Il sindaco dovrebbe far chiudere per qualche ora tutti i bar che ti chiedono 1,5o euro per un caffè e magari dovrebbe dare un contributo ai kebabbari che quel giorno distribuiscono gratis polpette e falafel.
- Gli spazzini o netturbini o operatori ecologici potrebbero regalare 15 minuti di straordinario e decidere di svuotare 5 cassonetti in più, completamente gratis, senza ricevere nulla in cambio, solo per il bene della propria città.
- Chi va in macchina potrebbe decidere di spegnere il motore al semaforo anche senza aspettare l'invenzione della casa automobilistica o senza attendere le targhe alterne imposte dai vigili.
- Chi va ad una manifestazione, potrebbe indignarsi non fumando per 3 ore e non buttando le cicche per terra.
- I calciatori potrebbero chiedere di aprire le porte dello stadio e chiamare per un giorno intero centinaia di ragazzini a giocare ad una amichevole e potrebbero costringere gli ultrà violenti a pulire le docce e i cessi degli spogliatoi.
- Il giornalista potrebbe scegliere di intervistare un politico per 10 minuti ma lasciando il microfono e le telecamere spente.
- Il banchiere potrebbe togliersi la cravatta per mezza giornata, sedersi ad un tavolo con una dozzina di adolescenti e spiegare loro il senso del risparmio.
- Quelli dell'antipolitica, quelli di Beppe Grillo, dovrebbero lasciare a casa gli slogan, andare in un ospizio o in un ospedale, prendere qualche carrozzella e spingere al corteo qualche malato o handicappato, perché la città (e l'indignazione) è di tutti, anche dei più deboli o di quelli che sono rimasti a casa ma sono lo stesso incazzati.

E chi non è neanche capace di fare la rivoluzione, deve stare in fondo al corteo.


venerdì 15 luglio 2011

La banalità di alcune parole



Nell'ultimo numero di "E-Il mensile" (il giornale di Emergency, abbonatevi perché è bello; a luglio parla anche di "vite precarie"), c'è un simpatico racconto della poetessa Patrizia Valduga. Si chiama "La banalità del Dna".

«Molte parole della medicina entrano nell'uso comune, perlopiù banalizzate o sfigurate dall'uso giornalistico. Nel Dna, l'acido nucleico che trasmette i caratteri ereditari, ormai si trova di tutto: libertà, ottimismo, amicizia, gelosia, tradimento, balbuzie, musica, dipendenza da alcol e droga, volontà di smettere di fumare, emicrania, dieta perfetta, violenza... Ho letto che nel Dna di ognuno di noi c'è la moto, e ho letto che c'è anche il non saper guidare; la paura dei ragn è in quello delle donne e la giusta cottura della pasta in quello degli italiani. La guerra è nel Dna dei primati? Non è ancora stato accertato. Però: l'unità è nel Dna della nostra costituzione, la litigiosità è nel Dna della sinistra, la mancanza di rispetto per il Parlamento è nel Dna del centrodestra, la secessione è nel Dna della Lega Nord, il successo è nel Dna dell'Inter, il territorio è nel Dna dei prodotti Dop, la maratona di Sant'Antonio è nel Dna di Padova, il pesto genovese è nel Dna della Liguria...».

Poi continua.

«Dalla psicoanalisi è arrivata cent'anni fa la parola "rimozione": tutti dicono di aver rimosso, ma la rimozione è un meccanismo inconscio e chi ha rimosso non può sapere di aver rimosso. Trovo significativo che in pubblicità non ci sia più niente che "tolga" la sporcizia: oggi la si "rimuove". Non senza raccapriccio, segnalo infine l'uso giovanilistico di "sclerare" e "sclerato", e auguro loro brevissima vita».


domenica 12 giugno 2011

Un rotolo di reporter, please!





Nell'ultimo numero di "Nòva 24" (del Sole24Ore) si parla dei reporter di strada che pubblicano le news. Citando il #bbcsms (BBC Social Media Summit) si fa il punto sulla decisione di alcune redazioni giornalistiche (Cnn, Al Jazeera e Associated Press) di aggiornare le loro applicazioni software per ricevere testimonianze in diretta da singoli cittadini o, come vengono chiamati, reporter sul campo. "Chi vuole partecipare può scattare immagini, registrare un filmato o scrivere una breve descrizione degli eventi che ha visto. Poi sono i giornalisti nelle redazioni a valutarne l'attendibilità".



C'è anche una piattaforma crossmediale che si chiama Meporter, dove si dicono disposti ad ampliare le collaborazioni e per far questo mettono in campo incentivi. Eccoli: "I partecipanti possono guadagnare punti per ottenere premi. Oppure, ricevono un parte del guadagno se la notizia viene acquistata da una redazione". Grandioso. Ecco come arrotondare un po' lo stipendio! E' un modo geniale di interpretare il mercato del lavoro, la precarietà, il welfare ecc.

Questo succede fuori confine. Ma anche in Italia sono già numerosi i "reporter per strada", ovvero quei giornalisti che per fare la "gavetta" (che durerà in media 30/40 anni) vivono guadagnando una decina d'euro lordi al giorno, confezionando pagine intere di quotidiani, scrivendo centinaia di take d'agenzia, facendo filmati, twittando, leggendo notizie alla radio o in tv senza uno straccio di contratto giornalistico.
Forse bisognerebbe consigliare agli editori di stipulare convenzioni con Coop, con Esselunga, con Conad e fornire a tutti i collaboratori una tessera per raccogliere punti, che alla fine dell'anno servirà per portare a casa qualche coperchio, due presine per i fornelli, o un rotolo gigante di carta igienica. (Lascio la frase soltanto perché sono certo che gli editori non si mettono a leggere il mio blog, altrimenti sono convinto che ci penserebbero seriamente ad una proposta del genere...).




Tra le motivazioni del primo cittadino e dei suoi assessori: dare il buon esempio agli altri cittadini; si devono usare i mezzi pubblici per gironzolare in centro.
Sull'esempio di Cnn, Al Jazeera e Ap si potrebbe firmare una convenzione con l'ufficio stampa del Comune (di Merola): ogni notizia relativa l'amministrazione comunale pubblicata sul giornale, o per radio, o per tv, o in agenzia vale 1 punto da raccogliere nella tessera; con 1.500 punti, alla fine dell'anno, aggiungendo 49,55 euro, si può parcheggiare 15 minuti di fianco al duomo... ma devi allegare alla domanda una foto, un video o un twitt.




All'Ordine dei giornalisti stiamo preparando questa cosa qui: una sorta di stati generali dei "nuovi giornalisti" che si terrà ad ottobre a Firenze, dove insieme si scriverà anche la "Carta" per dare una regolata a chi i giovani reporter li sfrutta-utilizza-impiega-ingaggia-chiedelacollaborazione.


sabato 19 marzo 2011

5 milioni… di questi giorni


«Il nostro contributo all’Italia da oltre 150 anni il pomodoro italiano». Non ce l’ho con Cirio. Ma il “claim” che ha utilizzato per “festeggiare” l’Unità d’Italia è uno dei migliori che ho letto il 17 marzo, mentre sfogliavo i quotidiani nazionali. Pensavo di cavarmela con le bandiere sventolanti e qualche inno di Mameli intonato qua e là. Invece questo anniversario d’Italia mi ha lasciato un segno ben più profondo. E lo ha lasciato soprattutto nei conti bancari degli editori dei quotidiani, delle tv e delle radio che in un solo giorno hanno incassato circa 5 milioni di pubblicità.

Sgomberando subito il campo dalle generalizzazioni o i facili populismi, ammetto che la lettura dei giornali, la scorsa mattina, mi ha provocato un senso di agitazione. Una pagina sì, una pagina no, una pagina sì, una pagina no… dalle ex municipalizzate alle multinazionali, dalle impresi di trasporti alle aziende alimentari, nessuno ha perso l’occasione per mettersi in mostra sui mezzi di comunicazione e per vestirsi – in quell’occasione – da profondi patrioti.

Ecco l’elenco delle pubblicità comparse su due quotidiani, che mi sono annotato. Alcuni messaggi contenevano riferimenti espliciti all’Unità del paese, altri si limitavano alla ricostruzione del logo o della foto dell’azienda in chiave appunto patriottica.

Gucci: celebrating 90 years of tradition and innovation

Internet per te, solo da Vodafone

Fay.com

L’eau d’issey pour homme

Trussardi, 100 years

Dexia

Harmond&Blaine

Polo 2011

Zambelli - Il futuro appartiene a chi lo cerca.

Sciare nel sole primaverile – Engain St. Moritz

Oyster

3 Buon compleanno Italia: 3 colori un Paese unico. Il verde della speranza, il bianco delle Alpi, il rosso della passione per l’unità d’Italia. Oggi, in tutti i 3 Store, il foulard tricolore in regalo per te.

Stefanel

Reale Mutua

Kerakoll festeggia i 150 anni dell’unità d’Italia, impegnandosi a costruirla più verde.

Stuart Weitzman

O si fa in Italia o si “muore”

Alpitur

Cirio. Il nostro contributo all’Italia da oltre 150 anni il pomodoro italiano.

Fratelli Beretta, fratelli d’Italia dal 1812

Cammilli

San Benedetto. Un litro easy. Formato da premio, firmato Italia.

Continental

Terna, 150 anni di storie auguri all’Italia unita, da chi tiene unita l’Italia (e poi un lunghissimo elenco con tutti i fatti – anno per anno – accaduti in Italia negli ultimi 150 anni)

Brevi. Fratelli d’Italia

Monopoly. È arrivato il nuovo monopoly italia. Per festeggiare insieme i 150 anni dell’unità.

Italcementi. Siamo cresciuti insieme.

Pirelli. Grip.

Lotto. Bandiera dello sport italiano.

Acer Tim.

Peroni. Per noi. Che da 150 anni una grande passione ci unisce.

Enciclopedia Treccani.

Ikea per il vostro anniversario vi facciamo un regalo scontato

Galbani. L’unico Bel Paese che merita di essere diviso.

Galli. Da oltre 150 anni, il nostro riso unisce gli italiani.

Conad. L’unità d’Italia è nel nostro cuore.

1861 l’Unità d’Italia nelle monete de suo primo re.

Meliconi

Natuzzu Italiani, alzatevi.

Enel

Trenitalia.

Autogrill. Unire l’Italia è la nostra ricetta più grande.

Natuzzi (divani). Italiani, alzatevi.

Un’unica passione: l’INNOvazione D’ITALIA.

Totale investimento da parte delle imprese: 5 milioni. Totale incasso da parte degli editori e delle proprietà dei media: 5 milioni. In un giorno soltanto. «Si tratta di una prima stima – ha commentato al Sole24Ore Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente Upa (Utenti Pubblicità Associati) – che vede circa 3 milioni di investimenti in tv, radio e giornali. A questi bisogna però aggiungere tutte le iniziative promozionali, e sono tante, presentate direttamente nei punti vendita in tutta Italia, che rappresentano altri 2 milioni».

È come se un pizzaiolo, che in media incassa 1.000 euro a serata, in una sola giornata fosse riuscito a ragrannellare 100.000 euro. Penso ai centinaia di giornalisti precari che – nel giorno di festa nazionale PER LEGGE – hanno ugualmente lavorato e scritto articoli per la patriottica cifra di 3,5 euro.