Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post

domenica 11 dicembre 2011

Sballo Natale is coming to town


Dalle fredde Lande nordiche alle case di tutta Italia il viaggio è lungo. E soprattutto freddo.
Per questo Babbo Natale ha dovuto ingerire dosi importanti di alcol perché senza capote nella slitta trainata dalle renne la temperatura è decisamente polare. Purtroppo con tutti gli effetti collaterali che comporta.

Ecco uno scatto del nostro mentre fa tappa all'Irish Pub di Modena.

martedì 1 novembre 2011

La gioia di indignarsi


Questo sì che è indignado!
Davanti al teatro Opera di Berlino, sulla scalinata con tanto di tappeto azzurro e stelle gialle, questo simpatico musicista di strada, davanti all'Opera di Berlino, suona a modo suo la Nona sinfonia in Re minore di Beethoven, l'inno ufficiale dell'Unione europea, e s'indigna contro chi lo vuole cacciare.





Se fate caso al "video" (è orrendo nella qualità, ma non si poteva fare meglio), verso il finale della prestazione musicale scende dalle scale un inserviente del teatro per invitarlo ad andarsene. Naturalmente io non capivo nulla del dialogo teutonico, quindi ho chiesto gentile traduzione.

Musicista: "Grazie per i complimenti, ma sta facendo un video?"
Sottoscritto: "Bravo"
Musicista: "E dove viene trasmesso questo video?"
Sottoscritto: "Bravo"

Inserviente del teatro: "Non può stare qua, deve andarsene"
Musicista: "E perché mai?"
Inserviente del teatro: "Perché questa è proprietà privata"
Musicista: "Non credo proprio. Questo è il tappeto dell'Europa e io posso suonare l'Inno alla Gioia finché mi pare, ci mancherebbe".

Sottoscritto: "Bravo".


lunedì 17 ottobre 2011

Metti un tortellino dentro la fessura del bancomat


Qualcuno pensa che la vita sia come un bancomat: quando hai bisogno di qualcosa tiri fuori la tesserina, la inserisci nel buchetto e prelevi la cifra che ti serve... a volte 50 euro, a volte 100, a volte anche solo 25 euro oppure il costo di una ricarica. Invece sono convinto - dopo tre anni di "crisi economica e finanziaria" - che ad un certo punto si debba tornare ad usare gli assegni di una volta... che per compilarli ci mettevi 10 minuti e lì ti fermavi a riflettere sul "costo" di tante tue azioni.
Ecco, parte un po' alla lontana il mio racconto non-indignato di una manifestazione non-indignata, in un paese non-indignato amministrato da gente che dopo il 15 ottobre è sempre più contenta e sicura di sé. E grazie tante a tutti quelli che sono andati a Roma a manifestare pacificamente sabato scorso, convinti che anche la rivoluzione sia come un bancomat!!!

Nelle ultime ore non si fa altro che parlare dei disastri, del teppismo, dei violenti... questa può anche essere una lettura della giornata dell'indignazione. Ma secondo me lo "scandalo" più grave è quello che arriva dai pacifisti.

Degli incappucciati neri non voglio parlare. Loro sono merde, lo dimostra anche solo il fatto che non si sa come scrivere "black bloc" (con la "ck" finale o solo la "c"?!). A loro non puoi rivolgere pensieri e non puoi ostinarti a fargli cambiare comportamento, perché non possono farlo. Sono come le scimmie, gridano finché non gli dai una banana magari già sbucciata, oppure come i cani che se non li porti fuori a cagare fanno un gran casino in casa.
Lo sapevamo anche dieci anni fa che la violenza rovina tutto, che non si ottiene nulla a lanciare degli estintori contro una camionetta di un carabiniere. E mi fa tanto ridere (o piangere) vedere a passeggio Vittorio Agnoletto in piazza della Repubblica, pochi minuti prima della partenza del corteo... proprio lui che della manifestazione del G8 di Genova è stato uno dei promotori in quanto portavoce del Genoa Social Forum!!!
Queste manifestazioni sono come le canzoncine col ritornello facile facile, che ti torna sempre in mente perché si ripete in continuazione; sono come la giostra che gira: chi è sopra il cavallino la vede in un modo, chi è sopra la macchinina vede la stessa cosa ma con lo sguardo più basso, chi è sull'aereoplanino non vede niente di nuovo ma crede di essere da un'altra parte solo perché dondola di più.

Insomma qui bisogna rompere gli schemi. Senza aspettare che lo chieda o lo ordini qualche istituzione. Senza attendere il primo passo da qualcuno. Senza chiedere il conforto del "gruppo" o del "movimento" o del "partito". Il singolo, la persona, l'individuo, il soggetto. Quello che infila il bancomat nella fessura e aspetta i soldi dalla banca.

Quest'estate a Berlino gli hacker di tutto il mondo si sono riuniti e hanno inventato un modo per inviare un messaggio sulla luna, intercettare qualche satellite qua e là, raccogliere un po' di informazioni durante il "viaggio" di ritorno sulla terra. Possibile che non si trovi un modo per manifestare, per rompere, per "urlare" anche senza dare appuntamento a degli skiantati-ubriachi-ultrà?

In queste ore ho sentito tanti (troppi) commenti. Ho cominciato a fare un esercizio... di indignazioni e contraddizioni. L'elenco può essere infinito. Se ogni singolo decide di aggiungere un proprio pezzetto.

- Il Partito della Rifondazione Comunista (sì sì, ci sono ancora) al prossimo corteo può decidere di fare una cosa molto rivoluzionaria: evitare di vendere le birre ai manifestanti e regalare a tutti una caramella fritz all'arancia.
- Quelli del "No Tav" la prossima volta potrebbero lasciare a casa le maschere antigas (alla fine dell'intervista che ho fatto personalmente per un documentario che faccio assieme agli amici di Officine Tolau, una militante mi ha detto "ma non avete le maschere? guardate che oggi serviranno").
- Gli albergatori di Roma potrebbero per un giorno non far pagare ai turisti la tassa di soggiorno (3 o anche 4 euro) e regalare campioncini di doccia schiuma ai violenti B&B.
- Quelli del movimento "Pace subito", "Fate all'amore non fate la guerra", "Figli dei fiori sempre nei nostri cuori" ecc. potrebbero costruire (con le proprie mani) tanti piccoli specchietti da appiccicare a tutti i bancomat della città, così chi preleva (o chi spacca le vetrine delle banche con un martello) si può ben guardare in faccia.
- Quella dozzina di hare krishna che sabato mattina si sono messi a pregare in un angolo della VUOTA piazza san Giovanni, dovrebbero portare un po' della propria meditazione lungo il corteo del pomeriggio, la prossima volta.
- I "partigiani per sempre" che sono arrivati a Roma con il pullman, dovrebbero prendere da parte un migliaio di ragazzi e insegnare loro a fare i tortellini, così al prossimo raduno si possono cuocere in una grande pentola collocata in piazza e tutti si possono sfamare gratis.
- Chi sa dipingere, dovrebbe regalare un pennello ad uno studente e insieme a lui andare a cancellare qualche graffito per strada.
- Il sindaco dovrebbe far chiudere per qualche ora tutti i bar che ti chiedono 1,5o euro per un caffè e magari dovrebbe dare un contributo ai kebabbari che quel giorno distribuiscono gratis polpette e falafel.
- Gli spazzini o netturbini o operatori ecologici potrebbero regalare 15 minuti di straordinario e decidere di svuotare 5 cassonetti in più, completamente gratis, senza ricevere nulla in cambio, solo per il bene della propria città.
- Chi va in macchina potrebbe decidere di spegnere il motore al semaforo anche senza aspettare l'invenzione della casa automobilistica o senza attendere le targhe alterne imposte dai vigili.
- Chi va ad una manifestazione, potrebbe indignarsi non fumando per 3 ore e non buttando le cicche per terra.
- I calciatori potrebbero chiedere di aprire le porte dello stadio e chiamare per un giorno intero centinaia di ragazzini a giocare ad una amichevole e potrebbero costringere gli ultrà violenti a pulire le docce e i cessi degli spogliatoi.
- Il giornalista potrebbe scegliere di intervistare un politico per 10 minuti ma lasciando il microfono e le telecamere spente.
- Il banchiere potrebbe togliersi la cravatta per mezza giornata, sedersi ad un tavolo con una dozzina di adolescenti e spiegare loro il senso del risparmio.
- Quelli dell'antipolitica, quelli di Beppe Grillo, dovrebbero lasciare a casa gli slogan, andare in un ospizio o in un ospedale, prendere qualche carrozzella e spingere al corteo qualche malato o handicappato, perché la città (e l'indignazione) è di tutti, anche dei più deboli o di quelli che sono rimasti a casa ma sono lo stesso incazzati.

E chi non è neanche capace di fare la rivoluzione, deve stare in fondo al corteo.


lunedì 3 ottobre 2011

Hic sunt leones

Ci sono tanti modi per rilassarsi. C'è, per esempio, chi sceglie di schiacciare un pisolino su un pezzo di marmo del XII secolo, che fa la guardia alla cattedrale di Ferrara.
Forse s'era annoiato a sentire i dibattiti del festival di "Internazionale" o forse semplicemente voleva un contatto (non proprio privato) con un leone.




domenica 11 settembre 2011

Il porto dei divieti


Non c'è scritto, ma era anche vietato sedersi. A Porto San Giorgio.












venerdì 19 agosto 2011

Ich bin ein Berl(usch)iner



Per fortuna all'estero non esportiamo soltanto "pizza", "mandolino" e "mafia"...



... abbiamo anche altri prodotti della natura.


Nei pressi della East side gallery è stata avvistata in questi giorni una signora con un pennarello in mano. E pare abbia lasciato lei quello scarabocchio sulla bandana con le corna.



Quarantotto anni fa il presidente USA J.F. Kennedy disse in Rudolph Wilde Platz a Berlin questa frase (da ascoltare tutta quanta qui) «Duemila anni fa l'orgoglio più grande era poter dire "civis romanus sum". Oggi, nel mondo libero, l'orgoglio più grande è dire "Ich bin ein Berliner". Tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole "Ich bin ein Berliner"!».
Eh eh, caro J.F.K., anche noi duemila anni fa eravamo orgogliosi...



Ora che è crollato il Muro...


Ora che crollano le Borse...


... cos'altro può crollare?

Aperto!



Love!



mercoledì 10 agosto 2011

2/3 di Officine Tolau sulla ferrata Strobel





Questo è il video di 2 Tolau (ToAu, per la precisione) in trasferta dalle parti di Cortina.
Le inchieste impongono ai giornalisti sacrifici, adattabilità e prestazioni atletiche di ogni tipo. Per questo un allenamento migliore di una ferrata Michielli Strobel, il tratto Punta Fiames, non si poteva trovare.

Nelle scene mancano alcuni particolari, come la pioggia di un'ora in discesa...




Cronaca in alta quota.


Au.


To.


martedì 9 agosto 2011

C'è un posto







C'è un posto dove al passaggio a livello la sbarra sta giù venti minuti per far passare tre treni con due vagoni ognuno.



C'è un posto dove la Festa del Pd si chiama ancora Festa de l'Unità.




C'è un posto dove i fuochi d'artificio non si fanno se tira vento. E nello stesso posto c'è chi non si fida del "vento nuovo" e rimane ben ancorato ai suoi valori d'un tempo o di adesso...






... e qui la Resistenza è una memoria viva.



C'è un posto dove un bicchiere di vino costa come un caffè a Bologna...



... e un pacchetto di sigarette costa poco più della metà di un pacchetto acquistato in Italia... anche se le scritte sono diverse.




C'è un posto dove se vuoi mangiare salsicce e cipolla devi chiedere Cevapcici.

E c'è un posto dove almeno 22 persone leggono "Lo starnuto" di S. Aurighi.


sabato 6 agosto 2011

Vajont. Solo fango


Le storie di cui non sai praticamente nulla, che tocchi con mano per caso dopo 50 anni, sono impressionanti.
Il Vajont può essere una cartolina o un paragrafo del libro di storia a scuola; oppure può essere il racconto di un sopravvissuto, la rabbia di un parente, il pretesto per una polemica o l'affanno di chi chiede una giustizia.

Io a Longarone 2 (la 1 non esiste più a 48 anni), ci sono passato la prima volta ieri 5 agosto 2011 alle 8 mattino: tempo di un cappuccino, di ascoltare qualche intercalare veneto, di chiedere a un salumiere di farcire un panino... pochi minuti che bastano a innescare assieme a Stefano un mini-dibattito con chi si è ricostruito una vita.
La seconda volta ci sono tornato sempre ieri un po' prima di sera. E questa volta pioveva.

La cartolina della diga ti lascia una sensazione che non è per niente facile descrivere. Appeso ad una corda a 3.000 metri, mentre sei in ferrata, provi il vuoto nello stomaco ma ti senti vivo; guardare un muro di cemento, immaginarsi cosa c'è sotto il fango sul quale cammini, toccare quello che qualcuno ha cercato di ricostruire dopo la frana ti lascia un vuoto nello stomaco ma ti senti morto.

Arrivarci un po' preparati, con lo spettacolo di Paolini (Il racconto del Vajont) o il libro di Tina Merlini (Sulla pelle viva) e anche il documentario Tolau (5 ore prima del Vajont) forse aiuta un po' a riempire il vuoto.