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sabato 24 dicembre 2011

Sto arrivando... sa sa.




Il nuovo sistema operativo che ho installato sul mio iPhone ha una simpatica funzione che non si riesce neppure a disattivare... Si tratta di un'abbreviazione quando si scrivono messaggi, note, mail ecc.
Se digiti "sa" automaticamente il sistemone intelligente trasforma la frase in "Sto arrivando". Quindi se «Gino sa già che deve portare una bottiglia di lambrusco» diventa senza nemmeno che te ne accorgi «Gino sto arrivando già che deve portare una bottiglia di lambrusco».

Non uso tanto spesso la frase "Sto arrivando" ad eccezione delle volte in cui mi chiamano - e sono in ritardo e anche a 20 km di distanza dall'appuntamento - e dico "Sto arrivando" e chi mi conosce sa che nel giro di 50/60 minuti arriverò.
Perché abbiamo bisogno di dire al mondo che "stiamo arrivando"? E perché abbiamo bisogno di una funzione per dirlo così in fretta, accelerando i tempi, accennando soltanto a due lettere "s" e "a".

E' una frase che segna per caso un'era?
Come se tutte le volte che scrivo "b" venisse fuori "Berlusconi". Oppure "i" per dire "Indignados". O "t" per "Tolau". O "m" per dire "mannaggia a te".
Caro Steve Jobs, da quando non ci sei più le cose alla "a" di "Apple" sono cambiate.

Qui un po' di gente che sta pensano a "sa" perché non sa come dire "sto arrivando" (tratte da The big picture).



sabato 12 novembre 2011

Con Pippo sui tetti





E così si scopre che il blog di Occupiamo l'Emilia delle Officine Tolau lo visita qualcuno. Era la mia prima intervista... tra le nuvole... del Palazzo Europa. Bravo Pippo Civati e bravo Maurizio Crozza.


giovedì 10 novembre 2011

Gli indignati non son mica ebrei



Il 15 ottobre gli "indignados italiani" si sono dati appuntamento in piazza della Repubblica a Roma, per procedere col corteo fino a piazza San Giovanni (sappiamo poi bene cosa è successo...).
Ma sapete perché i manifestanti non hanno potuto sfilare lungo Via Nazionale (che infatti è stata chiusa dalla polizia)? Perché in via Nazionale sono tutti ebrei. Me l'ha detto in modo molto chiaro e convincente il portiere dell'albergo dove vado a dormire a Roma, appunto in via Nazionale.



«Qui non ci sono stati casini quel sabato perché in questa strada sono tutti ebrei» ha detto. Davanti al mio stupore, ha cercato di spiegarmi meglio: «Se ci fa caso qui non fanno sfilare mai nessuno, neanche durante gli scioperi o le altre manifestazioni. Perché in questa via tutti i negozi sono di ebrei e gli ebrei sono molto potenti. E ai piani alti questo lo sanno».

I black bloc dovrebbero imparare che il sabato per l'ebraismo è giorno di festa e quindi non si lavora, non si fatica e non si cammina.


martedì 25 ottobre 2011

Rimetti a noi i nostri debiti

Il nuovo film a cui sto lavorando con le Officine Tolau, sugli Indignados.

giovedì 20 ottobre 2011

Avere in casa due indignados... non ha prezzo





Due "Tolaui" mentre finiscono il pre-trailer dell'ultimo documentario sugli "indignati" italiani.


Gli indignados esteri sono molto più fichi degli italiani. Qui Berlin da CNN iReport.


W i giornalisti!

lunedì 17 ottobre 2011

Metti un tortellino dentro la fessura del bancomat


Qualcuno pensa che la vita sia come un bancomat: quando hai bisogno di qualcosa tiri fuori la tesserina, la inserisci nel buchetto e prelevi la cifra che ti serve... a volte 50 euro, a volte 100, a volte anche solo 25 euro oppure il costo di una ricarica. Invece sono convinto - dopo tre anni di "crisi economica e finanziaria" - che ad un certo punto si debba tornare ad usare gli assegni di una volta... che per compilarli ci mettevi 10 minuti e lì ti fermavi a riflettere sul "costo" di tante tue azioni.
Ecco, parte un po' alla lontana il mio racconto non-indignato di una manifestazione non-indignata, in un paese non-indignato amministrato da gente che dopo il 15 ottobre è sempre più contenta e sicura di sé. E grazie tante a tutti quelli che sono andati a Roma a manifestare pacificamente sabato scorso, convinti che anche la rivoluzione sia come un bancomat!!!

Nelle ultime ore non si fa altro che parlare dei disastri, del teppismo, dei violenti... questa può anche essere una lettura della giornata dell'indignazione. Ma secondo me lo "scandalo" più grave è quello che arriva dai pacifisti.

Degli incappucciati neri non voglio parlare. Loro sono merde, lo dimostra anche solo il fatto che non si sa come scrivere "black bloc" (con la "ck" finale o solo la "c"?!). A loro non puoi rivolgere pensieri e non puoi ostinarti a fargli cambiare comportamento, perché non possono farlo. Sono come le scimmie, gridano finché non gli dai una banana magari già sbucciata, oppure come i cani che se non li porti fuori a cagare fanno un gran casino in casa.
Lo sapevamo anche dieci anni fa che la violenza rovina tutto, che non si ottiene nulla a lanciare degli estintori contro una camionetta di un carabiniere. E mi fa tanto ridere (o piangere) vedere a passeggio Vittorio Agnoletto in piazza della Repubblica, pochi minuti prima della partenza del corteo... proprio lui che della manifestazione del G8 di Genova è stato uno dei promotori in quanto portavoce del Genoa Social Forum!!!
Queste manifestazioni sono come le canzoncine col ritornello facile facile, che ti torna sempre in mente perché si ripete in continuazione; sono come la giostra che gira: chi è sopra il cavallino la vede in un modo, chi è sopra la macchinina vede la stessa cosa ma con lo sguardo più basso, chi è sull'aereoplanino non vede niente di nuovo ma crede di essere da un'altra parte solo perché dondola di più.

Insomma qui bisogna rompere gli schemi. Senza aspettare che lo chieda o lo ordini qualche istituzione. Senza attendere il primo passo da qualcuno. Senza chiedere il conforto del "gruppo" o del "movimento" o del "partito". Il singolo, la persona, l'individuo, il soggetto. Quello che infila il bancomat nella fessura e aspetta i soldi dalla banca.

Quest'estate a Berlino gli hacker di tutto il mondo si sono riuniti e hanno inventato un modo per inviare un messaggio sulla luna, intercettare qualche satellite qua e là, raccogliere un po' di informazioni durante il "viaggio" di ritorno sulla terra. Possibile che non si trovi un modo per manifestare, per rompere, per "urlare" anche senza dare appuntamento a degli skiantati-ubriachi-ultrà?

In queste ore ho sentito tanti (troppi) commenti. Ho cominciato a fare un esercizio... di indignazioni e contraddizioni. L'elenco può essere infinito. Se ogni singolo decide di aggiungere un proprio pezzetto.

- Il Partito della Rifondazione Comunista (sì sì, ci sono ancora) al prossimo corteo può decidere di fare una cosa molto rivoluzionaria: evitare di vendere le birre ai manifestanti e regalare a tutti una caramella fritz all'arancia.
- Quelli del "No Tav" la prossima volta potrebbero lasciare a casa le maschere antigas (alla fine dell'intervista che ho fatto personalmente per un documentario che faccio assieme agli amici di Officine Tolau, una militante mi ha detto "ma non avete le maschere? guardate che oggi serviranno").
- Gli albergatori di Roma potrebbero per un giorno non far pagare ai turisti la tassa di soggiorno (3 o anche 4 euro) e regalare campioncini di doccia schiuma ai violenti B&B.
- Quelli del movimento "Pace subito", "Fate all'amore non fate la guerra", "Figli dei fiori sempre nei nostri cuori" ecc. potrebbero costruire (con le proprie mani) tanti piccoli specchietti da appiccicare a tutti i bancomat della città, così chi preleva (o chi spacca le vetrine delle banche con un martello) si può ben guardare in faccia.
- Quella dozzina di hare krishna che sabato mattina si sono messi a pregare in un angolo della VUOTA piazza san Giovanni, dovrebbero portare un po' della propria meditazione lungo il corteo del pomeriggio, la prossima volta.
- I "partigiani per sempre" che sono arrivati a Roma con il pullman, dovrebbero prendere da parte un migliaio di ragazzi e insegnare loro a fare i tortellini, così al prossimo raduno si possono cuocere in una grande pentola collocata in piazza e tutti si possono sfamare gratis.
- Chi sa dipingere, dovrebbe regalare un pennello ad uno studente e insieme a lui andare a cancellare qualche graffito per strada.
- Il sindaco dovrebbe far chiudere per qualche ora tutti i bar che ti chiedono 1,5o euro per un caffè e magari dovrebbe dare un contributo ai kebabbari che quel giorno distribuiscono gratis polpette e falafel.
- Gli spazzini o netturbini o operatori ecologici potrebbero regalare 15 minuti di straordinario e decidere di svuotare 5 cassonetti in più, completamente gratis, senza ricevere nulla in cambio, solo per il bene della propria città.
- Chi va in macchina potrebbe decidere di spegnere il motore al semaforo anche senza aspettare l'invenzione della casa automobilistica o senza attendere le targhe alterne imposte dai vigili.
- Chi va ad una manifestazione, potrebbe indignarsi non fumando per 3 ore e non buttando le cicche per terra.
- I calciatori potrebbero chiedere di aprire le porte dello stadio e chiamare per un giorno intero centinaia di ragazzini a giocare ad una amichevole e potrebbero costringere gli ultrà violenti a pulire le docce e i cessi degli spogliatoi.
- Il giornalista potrebbe scegliere di intervistare un politico per 10 minuti ma lasciando il microfono e le telecamere spente.
- Il banchiere potrebbe togliersi la cravatta per mezza giornata, sedersi ad un tavolo con una dozzina di adolescenti e spiegare loro il senso del risparmio.
- Quelli dell'antipolitica, quelli di Beppe Grillo, dovrebbero lasciare a casa gli slogan, andare in un ospizio o in un ospedale, prendere qualche carrozzella e spingere al corteo qualche malato o handicappato, perché la città (e l'indignazione) è di tutti, anche dei più deboli o di quelli che sono rimasti a casa ma sono lo stesso incazzati.

E chi non è neanche capace di fare la rivoluzione, deve stare in fondo al corteo.


lunedì 3 ottobre 2011

Lupus, lupi, lupo

Tratto da «La pista del Lupetto»

Prima della promessa un lupetto deve – tra l'altro – “dare prova di saper fare qualche B.A.; saper fare il Grande Urlo e conoscerne il significato; saper eseguire almeno una danza giungla; sapersi allacciare le scarpe; saper scrivere e spedire una cartolina illustrata”.

Poi per la Prima Stella, deve: “lavarsi abitualmente ogni giorno da solo; capire perché si deve respirare col naso e usare sempre una corretta respirazione; saper piegare e spazzolare i propri abiti, averne cura e sapersi pulire le scarpe; saper disegnare la bandiera italiana e conoscerne il significato; scrivere correttamente un indirizzo in una busta per lettera; saper telefonare; saper fare la capriola in avanti e in dietro”.

Le prove per la Seconda Stella sono ancora più pesanti: “Dare prova di saper risparmiare; fare una piantina del proprio quartiere; lavare e stirare un fazzoletto; saper accendere un fornello a gas, conoscere i pericoli esistenti in una casa; sapersi arrampicare su un albero”.

Secondo la Legge del Branco ...


il Lupetto apre occhi e orecchie


il Lupetto è sempre pulito


il Lupetto dice sempre la verità



il Lupetto è sempre di buon umore.


Un ringraziamento particolare - per la partecipazione - a dalomb.blogspot.com


mercoledì 10 agosto 2011

2/3 di Officine Tolau sulla ferrata Strobel





Questo è il video di 2 Tolau (ToAu, per la precisione) in trasferta dalle parti di Cortina.
Le inchieste impongono ai giornalisti sacrifici, adattabilità e prestazioni atletiche di ogni tipo. Per questo un allenamento migliore di una ferrata Michielli Strobel, il tratto Punta Fiames, non si poteva trovare.

Nelle scene mancano alcuni particolari, come la pioggia di un'ora in discesa...




Cronaca in alta quota.


Au.


To.


sabato 6 agosto 2011

Vajont. Solo fango


Le storie di cui non sai praticamente nulla, che tocchi con mano per caso dopo 50 anni, sono impressionanti.
Il Vajont può essere una cartolina o un paragrafo del libro di storia a scuola; oppure può essere il racconto di un sopravvissuto, la rabbia di un parente, il pretesto per una polemica o l'affanno di chi chiede una giustizia.

Io a Longarone 2 (la 1 non esiste più a 48 anni), ci sono passato la prima volta ieri 5 agosto 2011 alle 8 mattino: tempo di un cappuccino, di ascoltare qualche intercalare veneto, di chiedere a un salumiere di farcire un panino... pochi minuti che bastano a innescare assieme a Stefano un mini-dibattito con chi si è ricostruito una vita.
La seconda volta ci sono tornato sempre ieri un po' prima di sera. E questa volta pioveva.

La cartolina della diga ti lascia una sensazione che non è per niente facile descrivere. Appeso ad una corda a 3.000 metri, mentre sei in ferrata, provi il vuoto nello stomaco ma ti senti vivo; guardare un muro di cemento, immaginarsi cosa c'è sotto il fango sul quale cammini, toccare quello che qualcuno ha cercato di ricostruire dopo la frana ti lascia un vuoto nello stomaco ma ti senti morto.

Arrivarci un po' preparati, con lo spettacolo di Paolini (Il racconto del Vajont) o il libro di Tina Merlini (Sulla pelle viva) e anche il documentario Tolau (5 ore prima del Vajont) forse aiuta un po' a riempire il vuoto.


domenica 10 aprile 2011

Precari, tra carnevale e via crucis





IL VIDEO "MANCAVATE SOLO VOI" DI OFFICINE TOLAU



LE TESTIMONIANZE RACCOLTE DA SILVIA BONACCINI SULLA "GAZZETTA DI MODENA"

Dai professori ai bibliotecari "Le nostre vite deprezzate"

Inoccupati, sottopagati, appaltati. Quando la precarietà si fa vita non si ha tempo per attendere condizioni migliori: si pretendono quei diritti dati per conquistati e ora svaniti. I manifestanti “invisibili” sono entrati in piazza Mazzini indossando le loro maschere bianche e leggendo l’articolo 36 della Costituzione e gettandola al vento per sottolineare, sdegnati, come nel loro presente quelle parole risultino vuote.

«Chiediamo un salario dignitoso e un welfare di sostegno alla flessibilità».

Così ha aperto gli interventi Paolo Tomassone, giornalisti precari, denunciando la situazione dei 24mila collaboratori esterni delle redazioni «un caporalato a chiamata che ci mette uno contro l’altro - dice - i quotidiani pagano compensi scandalosi e sono editi da chi percepisce finanziamenti pubblici: chiediamo sanzioni severe».

Una situazione non dissimile da quella dei 400mila precari abilitati e non della scuola, che nelle parole di Enza Cozzolino, Filcams, invocano i titoli 3 e 4 della Costituzione e la direttiva europea del 1999 sul divieto dell’abuso del tempo determinato.

«E’ un fenomeno strutturato: chiamate periodiche e contratti a tempo, poi a casa mentre il Ministero boccia il liceo musicale per mancanza di personale: la verità è che quel personale è stato bloccato dallo stato che aumenta i fondi per le scuole private» afferma. Luca Dotti, educatore di sostegno a migranti e disabili continua denunciando «il taglio di risorse e certificazioni della Gelmini e spiegando come ricada sulla qualità dell’istruzione e sulle cooperative del territorio che hanno in gestione i servizi. A Baggiovara ha vinto chi ha deprezzato i lavoratori».

Vittime degli appalti sono anche gli addetti alle biblioteche che con le loro rivendicazioni hanno fermato la forbice dell’amministrazione non è così a Carpi dove lottano da un anno, dice Chiara Bosi. Per ovviare temporaneamente alla crisi da Sel arriva la proposta di legge sul reddito minimo garantito: uno stanziamento in parte da fondi regionali anche con un pacchetto servizi e una parte di soldi dalle imprese.


LA CRONACA "LA VIA CRUCIS DEI 500 PRECARI" DI EVARISTO SPARVIERI SU "LA GAZZETTA DI MODENA"


ARTICOLO DI DAVIDE MISERENDINO SU “IL RESTO DEL CARLINO

TRE PUNTI cardinali: il «momentaccio» che stiamo vivendo, il futuro «incerto più che mai» e il lontano da qui, dall’Italia. Ieri questi concetti rimbalzavano di bocca in bocca alla manifestazione contro il precariato ‘Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta’. Una protesta che è partita dal cortile della facoltà di Economia e ha percorso, col passo scandito dagli inni delle manifestazioni di sinistra, la via Emilia fino a piazza Mazzini. Tanti i rappresentanti istituzionali insieme ai manifestanti: c’era la Cgil al gran completo, la consigliera del Pd Giulia Morini e il capogruppo di Sinistra per Modena Federico Ricci.

«Sono studente e lavoratore» dice Giovanni Amarante, occhiali scuri e sigaretta in bocca. E’ una condizione che condividono in tanti: sanno che l’università da sola potrebbe non bastare, e che è meglio iniziare a ‘impratichirsi’ per non rimanere a piedi. «Studio Lettere e filosofia qui a Modena — continua — mi piacerebbe insegnare storia all’università. Se ci spero? No. Mi è più facile immaginare una carriera in Europa. Quest’anno ho fatto domanda per l’Erasmus (gli scambi internazionali per universitari, ndr) proprio per cominciare a guardarmi intorno».

Veronica Di Santo è al quarto anno della scuola superiore. Anche lei indossa — come tutti i manifestanti — una maschera bianca, il simbolo dei ‘fantasmi del lavoro’. «La precarietà? Be’, l’ho provata a scuola. In questi anni ho avuto soltanto due professori per più di un anno di seguito. Credo che la cosa non faccia bene nè ai docenti nè agli studenti». Ha scelto di scendere in piazza perché «le conseguenze della precarietà, sia sul lavoro che nella scuola, investono tutti i giovani. Nessuno escluso».

Dany Botrugno è arrivato al giro di boa: è stato precario, e adesso spera di essere assunto. A tempo indeterminato, una frase che a dirla forte la gente si gira a guardarti. «Faccio quadri elettrici — racconta — Ho studiato a Sassuolo, al tecnico, e poi mi si è aperta questa strada. Sì, il lavoro che faccio mi piace, anche se spesso si fanno undici ore invece di otto. In un momento come questo sei costretto ad accettare qualunque cosa».

Giulia è un’oasi. Ha un contratto a tempo indeterminato, lavora nella comunicazione. «Faccio una cosa che mi piace. Di cambiare, per ora, non se ne parla. Anche perché è tutto così incerto che non si riesce a individuare un’alternativa favorevole». Pochi passi più indietro c’è Mohcine El Arrag. E’ marocchino, è la prima cosa che dice. «Vivo due precariati — racconta —: quello da lavoratore e quello da cittadino». Si spiega meglio. «Essendo extracomunitario sono vincolato al permesso di soggiorno e ai tempi, lunghissimi, del rinnovo. E’ una cosa che ci penalizza». Lavora nel campo dell’assistenza, per una grande cooperativa: «Per ora va bene — dice — ma la paga non è un granché».

CON MARCO e Sara si fa un salto nel mondo della scuola. Lui è un dottorando, «il peggio che ti può capitare» dice ridendo. «Studio qui a Economia, con una borsa di tre anni. La cosa che mi dà più fastidio è sapere che alla fine di questo percorso mi ritroverò probabilmente con un pugno di mosche in mano. In un vicolo cieco». Sara, invece, è un’insegnante precaria. In carne e ossa. «Sono arrivata qui da Pescara perché non c’era posto. E’ brutto non poter sapere cosa farai e dove sarai l’anno prossimo». In piazza — non ce li dimentichiamo — c’erano anche i giornalisti. «Il precariato e le difficili condizioni del lavoro autonomo giornalistico — hanno spiegato — mettono in seria difficoltà il sistema dell’informazione».


SERVIZIO DI CRISTINA PROVENZANO SU “TRC

Precari in piazza

Al grido di “Il nostro tempo è adesso” oggi pomeriggio sono scesi in piazza a Modena i lavoratori precari con contratti in scadenza, atipici, a tempo determinato o con collaborazioni occasionali. Il corteo è partito alle 15.30 da via Berengario per arrivare in piazza Mazzini, sfilando in via Emilia centro. Centinaia di giovani e non hanno voluto manifestare per dire no alla precarietà, che troppo spesso blocca le scelte di vita di un’intera generazione, costretta a vivere in funzione di un lavoro instabile e sottopagato. Insegnanti, operai, impiegati, interinali e giornalisti hanno indossato una maschera bianca come simbolo dei “lavoratori fantasma” perlopiù ignorati dalle riforme e dai tagli del Governo. Secondo gli organizzatori, erano circa 700 le persone che oggi hanno manifestato, tra di loro anche gli operai della Terim e i lavoratori della biblioteca Delfini con la sagoma dello stesso Delfini tra di loro.

CONACA SU "L'INFORMAZIONE"

Precari, corteo in centro storico

Centinaia tra precari, studenti, lavoratori e pensionati hanno attraversato ieri pomeriggio il centro di Modena con il corteo «Il nostro tempo è adesso» (nella foto), la manifestazione nazionale dedicata ai precari. Maschere bianche da fantasma, giocolieri, striscioni, carri e musica per protestare contro il mondo della precarietà. Alla manifestazione, che ha preso il via alle 15.30 dalla facoltà di Economica e si è conclusa in piazza Mazzini, hanno aderito anche Arci, giovani democratici, Sel, popolo viola, federazione della sinistra e coordinamento giornalisti collaboratori precari freelance dell’Emilia Romagna. L’appello lanciato dalle centinaia di giovani e meno giovani presenti è quello per un Paese che permetta a tutti di studiare, lavorare, inventare e informarsi in autonomia.


FOTO













venerdì 8 aprile 2011

martedì 29 marzo 2011

Kill B. (kill calatrava)


La trasferta più bella della mia carriera è stata l'inaugurazione del ponte di Calatrava a Reggio Emilia quattro anni fa con Romano Prodi.
L'altro giorno altra emozione forte... transitando su quel ponte.




sabato 26 marzo 2011

Bel film


Dopo (l'ennesima) proiezione del film "A furor di popolo" questo è l'effetto sugli spettatori a San Lazzaro di Savena (BO).